Un’interpellanza M5S contro emissioni di SF6 che spara “a casaccio” contro l’eolico

Laboratorio Metrologico Ternano

Un’interpellanza M5S contro emissioni di SF6 che spara “a casaccio” contro l’eolico

11 Novembre 2019 anev Articoli CO2 emissioni Eolico gas serra impatti eolico SF6 0

L’eolico si trova, suo malgrado, nell’occhio del ciclone, o per lo meno esposto alle folate critiche di un gruppo di deputati alla Camera, capeggiati da alcuni rappresentanti del Movimento 5 Stelle, primo firmatario on. Generoso Maraia.

In un’interpellanza urgente (n. 2/00546), infatti, una trentina di onorevoli ha chiesto al governo cosa intenda fare per impedire che le turbine eoliche installate nel nostro paese continuino a rilasciare un gas serra molto inquinante, il cosiddetto “SF6” (vedi anche video, dal min 10, con risposta del MiSE e controreplica dell’interpellante).

Peccato che le premesse tecnico-scientifiche su cui si basa l’interpellanza siano state molto distorte dai suoi promotori. Vediamo perché.

L’esafluoruro di zolfo, o SF6, è effettivamente un gas serra altamente climalterante, utilizzato nel settore elettrico come isolante per evitare incidenti e cortocircuiti, e le cui emissioni in atmosfera stanno aumentando. Per dare l’idea dell’impatto climatico che può avere, basti dire che il potenziale di surriscaldamento atmosferico provocato dall’SF6 è 23.500 volte maggiore rispetto a quello della CO2.

Nel corso della produzione, manutenzione, dismissione e riciclo di alcuni componenti elettrici in media e alta tensione è possibile che si verifichino delle perdite di tale gas.

Secondo l’interpellanza, infatti, “nel 2017 le perdite hanno portato a emissioni di SF6 pari a 6,73 milioni di tonnellate di CO2, praticamente quanto prodotto da 1,3 milioni di auto” in un anno, sebbene attualmente “le concentrazioni nell’atmosfera sembrino essere comunque contenute”.

Tutte le indicazioni fin qui menzionate nell’interpellanza parlamentare sono sostenute da evidenze scientifiche e da considerarsi quindi corrette.

Il problema sorge nel momento in cui i promotori dell’interpellanza, in maniera arbitraria e non giustificata dalle fonti giornalistiche e scientifiche da loro stessi citate, imputano il grosso delle emissioni di SF6 alle turbine eoliche, e non, come è invece corretto, al complesso di tutte le apparecchiature elettriche in media e alta tensione presenti su un territorio.

L’Associazione Nazionale Energia del Vento (ANEV) ha criticato la “leggerezza” con cui sono stati ripresi un articolo della BBC, “mal tradotto e pubblicato su un sito nazionale che ha generato quindi erroneamente l’allarme,” e due studi scientifici…(che) non citano nemmeno il settore eolico, ma fanno semplicemente un’analisi della crescita delle emissioni di questo gas… utilizzato per isolare grandi centrali elettriche.”

Secondo l’ANEV, gli studi scientifici menzionati “non fanno quindi differenziazioni tra tecnologie e non citano altre pubblicazioni scientifiche che indichino che una tecnologia comporta più emissioni di questo gas rispetto a un’altra. Crescerà semplicemente poiché aumenterà la produzione di energia elettrica nel mondo. Non si capisce pertanto perché viene citato l’eolico e non altre tecnologie.”

È, fra l’altro, incongruente indicare che una fonte come l’eolico, che genera mediamente intorno al 10% dell’elettricità consumata in Europa, possa essere responsabile del grosso o addirittura di tutte le emissioni di un gas che è invece presente in tutte le apparecchiature elettriche in media e alta tensione.

Secondo Rainer Karen, Vicepresidente per il Sud Europa e la Turchia di Vestas, il maggiore produttore mondiale di turbine eoliche: “Vestas ha cercato e continua a cercare soluzioni per eliminare gradualmente l’SF6 dalle sue turbine. Attualmente, però, non esistono alternative sul mercato che soddisfino i requisiti di competitiva di una turbina eolica in termini di sicurezza, costi e dimensioni fisiche.”

Il problema del gas SF6 nell’eolico potrebbe fra l’altro essere poco rilevante in termini di inquinamento e sostenibilità.

Secondo Vattenfall, una delle maggiori utility continentali, infatti, le fughe di gas SF6 dalle 100.000 turbine eoliche europee sono ammontate a circa 900 kg negli ultimi sei anni. Ciò equivale a 3.525 tonnellate di CO2 l’anno, compreso il gas rilasciato durante gli interventi di bonifica e riciclo dei componenti. Per contro, l’energia eolica ha evitato l’emissione di 255 milioni di tonnellate di CO2 l’anno in Europa, generando 336 TWh di elettricità pulita in sostituzione delle fonti fossili.

La perdita stimata di SF6 rappresenterebbe quindi circa lo 0,001% delle emissioni evitate grazie all’energia eolica ogni anno.

Il problema dell’SF6 comunque esiste, e la Commissione Europea punta a ridurne gradualmente l’uso del 79% entro il 2030, rispetto ai livelli del 2015, ma sembra fattualmente e grossolanamente scorretto, oltre che controproducente dal punto di vista della transizione energetica, affermare che tale gas sia usato “prevalentemente” nell’eolico, additando così questo settore come il maggiore emettitore di questo gas.

ANEV ha poi stigmatizzato le accuse fatte in aula dal primo firmatario dell’interpellanza, Generoso Maraia, circa gli impatti negativi che l’eolico avrebbe in Italia sia dal punto di vista ambientale e idrogeologico che delle infiltrazioni della criminalità organizzata.

Secondo ANEV, tutte le installazioni eoliche passano “da un vaglio strettissimo in fase autorizzativa” e “per questo motivo sorprende leggere come gli impianti eolici possano essere causa di impatti sul territorio, quando invece è vero il contrario e cioè che proprio la realizzazione di questi impianti riduce sensibilmente il rischio di frana e di smottamenti nelle aree interessate.”

Per quanto riguarda il possibile rischio di infiltrazioni mafiose negli investimenti eolici, l’ANEV dice di essere da anni impegnata “per evitare che ciò possa avvenire” e aggiunge che “molti studi tra l’altro dimostrano come proprio il settore eolico sia uno di quelli meno colpiti dalla criminalità.”

L’attenzione della politica per le questioni energetiche e le soluzioni ambientali è sicuramente fondamentale, a patto però che sia basata su una lettura attenta delle evidenze scientifiche, altrimenti rischia di prestarsi a strumentalizzazioni e rendere ancora più complicata la decarbonizzazione.

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