ENERGIA: A CREMONA ATTESA PER TERZA EDIZIONE 'FOOD BIOENERGY' (3)

(AGI) – Cremona, 29 gen. – Nell’elenco degli scarti agroindustriali vanno menzionate tra gli altri le buccette di pomodoro, il pastazzo d’agrume, le vinacce, gli scarti derivanti dall’olivicoltura, le acque di vegetazione. “Se fino a poco tempo fa chi si occupava di scarti lo faceva solo pensando di trattare dei semplici rifiuti, e quindi l’obiettivo era quello di disfarsene pur nel rispetto delle normative vigenti – argomenta ancora Adani – oggi la prospettiva sta cambiando e la finalita’ diventa quella di valorizzarli al meglio”.
Studi e tecnologie innovative: per arrivare a questo traguardo e’ indispensabile solcare il sentiero della ricerca scientifica che non puo’ prescindere dagli investimenti. “E questo e’ purtroppo il tasto dolente perche’ nel nostro Paese sono proprio questi ultimi a essere carenti. I quantitativi di scarti industriali, come abbiamo visto, non mancano, le idee applicative per come sfruttarli al meglio nemmeno. I finanziamenti da destinare a portare avanti un processo cosi’ interessante invece languono e rischiano, come peraltro avviene in altri settori, di confinarci nel fondo della classifica destinata alla ricerca scientifica”.
Secondo il docente universitario, sebbene in prima battuta il comparto piu’ coinvolto da questa innovazione e’ il mondo agroindustriale, nulla vieta di agire con un’opera di maggiore sensibilizzazione su quello agricolo, forse il piu’ interessato a spingere sull’acceleratore della ricerca scientifica. “Non e’ azzardato parlare di mercato molto ricco – conclude Adani – basti pensare che attualmente le molecole ottenute dal riutilizzo degli scarti agroindustriali, a seconda della loro destinazione possono valere anche 1000euro/kg”. (AGI) Red

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